martedì 9 luglio 2013

Eternità dell’inferno: incapacità di pensare la vera beatitudine

Il compimento dell’opera dello Spirito Santo trova soltanto nella libertà della creatura il suo campo d’azione indefinibile e questo ci conduce al tema escatologico dell’apocatastasi degli spiriti decaduti che Bulgakov propone nell’Addenda del libro La Sposa dell’Agnello. Considerando la questione proposta da Origene e Gregorio di Nissa, egli riprende la concezione della potenza universale del sacrificio redentivo di Cristo offerto alla libertà di ogni essere vivente che riconosce la sua regalità. L’autore preferisce parlare di compimento finale della salvezza, poiché per lui è impossibile supporre una qualsiasi limitazione alla potenza del sacrificio redentivo, infatti la Parola di Dio ne dà una testimonianza diretta e indubitabile: Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nel cielo, sulla terra e sottoterra (Fil 2,10-11) e Dio sarà tutto in tutti (1Cor 15,28). Questo attesta la questione generale concernente il significato che assume l’incarnazione di Dio anche per il mondo angelico.
Nella propria impostura, Satana si pone incessantemente di fronte al Cristo e ricerca in lui involontariamente la verifica di se stesso e la comprensione e il raggiungimento della sua propria immagine. E l’odio e l’invidia di questa sua impotente emulazione diventano sempre più il pungolo e il tormento dell’amore; ciò continuerà fino a quando questa sofferenza non avrà raggiunto la propria pienezza”
Questa sconfitta di Lucifero davanti al Cristo e alla Madre di Dio, secondo Bulgakov, produrrà il pentimento, il ritorno di Satana alla vita.
Tommaso d’Aquino afferma nella Summa Theolgiae  che nell’inferno non c’è vera eternità, ma piuttosto tempo. Il male ha a che fare con l’ambito del non essere, il fatto che il Diavolo esprime assenza di relazioni stabili non si può dire persona (essere per). Se il diavolo (da diaballo, dividere) dovesse essere separato, sarebbe lui a vincere, perché la separazione era quello che volle fare peccando contro la luce. Egli volle dividere l’essere in due, se così fosse sarebbe la sua vittoria. Quindi necessariamente il Diavolo è destinato alla conversione, a vedere le sue tenebre interiori sbaragliate dall’irrompere della forza della luce divina.
In questa prospettiva l’inferno rappresenta uno stadio in cui si rimane legati, nella maniera più dolorosa, al tempo. Questa concezione teologica considera la misericordia divina uguale alla giustizia nel senso che Dio resta fedele a se stesso nel suo Essere datore di vita. Ciò che per noi immersi nel tempo è separato, per l’Eterno non lo è. Il giudizio divino sarà comunque finalizzato alla vita eterna[1], perché Dio non conosce altro che dare la vita.
Ponendosi in questa prospettiva ci si trova d’accordo con i padri della Chiesa: Clemente Alessandrino, Origene, Gregorio di Nissa e Massimo il confessore, con Barth e Bonhoeffer (teologia protestante), con Bulgakov e Berdjaev (teologia russa), con von Balthasar e Theilhard de Chardin (teologia cattolica) e latri.
Tutti questi teologi hanno sentito che lo Spirito di Dio parlava in una cosa precisa: la salvezza universale. E’ vero che l’imperatore Giustiniano ha fatto si che la dottrina della Chiesa condannasse l’apocatastasi, ma è ancora più vero che bisogna obbedire allo Spirito più che agli uomini.



[1] Nel Nuovo Testamento si parla sempre di vita eterna e mai di morte eterna ma di “seconda morte”. Il fuoco eterno menzionato in Mt 25 sta a significare il fuoco dell’eternità di Dio che tormenta i diavoli e i suoi seguaci nei secoli.


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