martedì 20 agosto 2013

La preghiera della Sposa (commento spirituale Ap.21-22)

Amore nuziale

E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 
Giovanni al capitolo 21,2 ci dice che la nuova Gerusalemme è come una sposa pronta per il suo sposo. Il disegno di Dio sull’uomo in tutta la Scrittura è questo matrimonio tra Dio Sposo e l’umanità sua sposa. Fin dal principio Dio ha creato tutto ciò che non era Dio affinchè tutto il creato arrivasse a questo rapporto nuziale con l’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio. La relazione Padre e figlio è solo l’inizio del cammino verso questa comunione, infatti i genitori, amando i figli, amano ancora se stessi, il dolore di un figlio è ancora il proprio dolore perché quell’essere gli appartiene ancora nella carne. Diverso è l’amore nuziale, nel matrimonio si uniscono due persone che non hanno legami di sangue: la sposa è altro dallo sposo e viceversa. Sono uniti in matrimonio da stirpe diversa. Allora il rapporto con Dio è un rapporto sponsale in quanto Dio non è uomo e viceversa, però si deve realizzare uno sposalizio per cui Dio e l’uomo saranno una cosa sola. L’uomo non sarà mai l’essenza di Dio, sarà assunto, sarà fecondato, ma non sarà mai la stessa cosa di Dio. Nel matrimonio resta sempre la distinzione, non c’è l’assimilazione, non si diventa l’altro, si partecipa della vita dell’altro. Il rapporto con Dio sarà sempre di donazione, saremo la sposa-vergine che si unisce allo Sposo. Dio che è lo Sposo ha dato tutto se stesso all’umanità sua sposa, ora occorre la risposta oblativa della sposa che avviene prima nel riconoscersi creatura-figlia amata da Dio, poi rispondere sì a Dio diventando sua sposa per poi unirsi in quella comunione d’amore di cui il prototipo è Gesù (natura umana e natura divina uniti in una sola volontà). La nuova Gerusalemme rappresenta l’autentico rapporto tra gli uomini: la fraternità. Nell’amore fraterno tra gli uomini si manifesta il popolo di Dio, ma poi questo popolo, nell’unità, forma la sposa. Ecco perché Giovanni presenta la nuova Gerusalemme come città santa e come sposa perché il rapporto con Dio si manifesta nell’essere una cosa sola in questo abbraccio fraterno e nell’amore nuziale perché viviamo sempre alla presenza di Dio come una sposa che attende di unirsi al suo Sposo.

Manifestazione dello Spirito

E mi mostrò poi un fiume d'acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello… 
Questa realtà che Giovanni vede è la manifestazione dello Spirito di Dio che è nel profondo del tempio (cfr. Ez 47,12). Se noi siamo il tempio, lo Spirito è nelle profondità del nostro essere, però è necessario che ci sia una frattura perché emerga.
Beato quel giorno in cui il nostro cuore è stato spaccato, come si è aperto il cuore dio Gesù trafitto dalla lancia. Bisogna, infatti, che avvenga la rottura, per scoprire la vita divina in noi.
si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all'anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell'albero servono a guarire le nazioni.

questo versetto ci indica che è necessario fare frutto sempre anche nelle stagioni sfavorevoli, nei momenti di lotta e aridità, nei momenti di sofferenza e disgrazia. E il frutto dovrà essere sempre la lode e il ringraziamento al Padre: l’Eucarestia. I frutti sono prodotti dallo Spirito Santo che dà vita agli alberi che danno frutto sia nella buona che nella cattiva stagione. Quelli che sono mossi dallo Spirito continuano ad amare Dio anche nella prova. Il frutto dello Spirito non è sola in un opera che è nutrimento per l’altro, ma anche negli atteggiamenti, nelle cose che sembrano formali. Le fogli stanno ad indicare la forma, infatti non solo la sostanza ma anche la forma, anche gli accorgimenti esteriori sono medicina per gli altri. Il sorriso, la carezza, l’accettazione delle cose sono quel contorno, quella bellezza che vivifica, dà forza e aiuta gli altri a guarire.

Adorazione

E quando le ebbi udite e viste, mi prostrai in adorazione ai piedi dell'angelo che me le mostrava. Ma egli mi disse: «Guàrdati bene dal farlo! Io sono servo, con te e con i tuoi fratelli
Poiché l’uomo è anche spirito, ogni anima è così grande che se si potesse vedere resteremmo tramortiti davanti a tanta luce e grandezza. Tutto resta nascosto nel corpo, allora, davanti allo spirito angelico Giovanni si inginocchia e l’angelo gli ricorda che in virtù dello spirito siamo a servizio di Dio. Il profeta è colui nel quale lo Spirito ha avuto una massima evoluzione, ma anche coloro che custodiscono la Parola do Dio saranno luminosi perché lo spirito si manifesterà. Questo ci fa capire che tutte le visioni, i carismi e le consolazioni sono poca cosa nei confronti della divinità. Ogni manifestazione spirituale per quanto grande possa essere è sempre piccolissima non essendo Dio.

Invocazione

Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta, ripeta: «Vieni!». Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda gratuitamente l'acqua della vita…Colui che attesta queste cose dice: «Sì, vengo presto!». Amen. Vieni, Signore Gesù.
Tutto dipenderà da questa invocazione:Vieni! da questa sete d’amore, da questo desiderio affinché il cuore si apra allo Sposo. La Sposa deve invocare lo Sposo per poter vivere l’atto d’amore. L’acqua della vita è donata a chi vuole attingere a questa fonte. Non devi pagare, devi solamente bere, l’unica cosa necessaria è il desiderio di bere. Avere sete è indispensabile per prendere dell’acqua della vita: desiderare la vera vita. La sposa, cioè la chiesa, istruita da quanto scritto nell'Apocalisse, è arrivata a sentire esattamente le stesse cose dello Spirito. E' quanto ci viene consigliato a livello personale:"Chiedete e vi sarà dato...". Io credo che, secondo la spiegazione fornita dagli esperti di vita spirituale, per chiedere e per ottenere ciò che vogliamo, noi dovremmo essere sintonici con Dio; dovremmo conoscere noi stessi e Lui tanto profondamente da richiedere solo quanto rappresenta il nostro bene. Quando questo accade lo Spirito e la sposa dicono:"Vieni!" La nostra anima potrebbe essere paragonata alla sposa di Cristo che chiede soltanto quanto il Signore vuole già concederle. E questo vale per noi, ma anche per il mondo intero.
Il Signore dice: Io verrò presto. Lui è infatti sempre nell’atteggiamento di Colui che viene. “A chi mi invoca Io dirò:Eccomi”. La nostra opera si concretizza solamente in questo grido che deve scaturire dal nostro cuore: vieni! ho bisogno di te! La potenza dello Spirito Santo ci deve portare a dire che Gesù è il Signore della nostra vita e disporci semplicemente ad accoglierLo come tale e a lasciarsi trasformare da Lui.







Apocalisse 22,12-21

v. 12 Ecco, io vengo presto e ho con me il mio salario per rendere a ciascuno secondo le sue opere
Gesù verrà a realizzare quanto è scritto nell’Apocalisse e renderà a ciascuno la sua giusta ricompensa secondo le sue opere (cfr. Mt 25)

v.13 Io sono l'Alfa e l'Omèga, il Primo e l'Ultimo, il Principio e la Fine:La storia della salvezza ha in Gesù , colui dal quale abbiamo origine e il nostro fine.
v.14 Beati coloro che lavano le loro vesti per avere diritto all'albero della vita e, attraverso le porte, entrare nella città: beati coloro che fanno propri i frutti della redenzione, assicurandosi la vita eterna, essi si ciberanno dell’albero della vita,cioè dell’intimità divina. Il lavaggio degli abiti indica l’imitazione del sacrificio di Cristo, l’appropriarsi della croce di Gesù. La veste lavata corrisponde alla veste nuziale ricevuta nel battesimo. Occorre mantenerla bianca, in un’intima comunione con Cristo per poter entrare nella nuova Gerusalemme. Solo chi entra attraverso la porta, Gesù, accede alla vita eterna.

v. 15 Fuori i cani, i maghi, gli immorali, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna
“I cani” era l’epiteto che gli ebrei davano ai pagani, indicano i peccatori, gli infedeli. Chi pratica la menzogna, non erediterà il regno di Dio.

v. 16 Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese. Io sono la radice e la stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino
Gesù è il Messia davidico e la stella radiosa del mattino, la luce che annuncia il gran giorno di Dio che sta spuntando nell’ottavo giorno. Lui risplende, dal primo mattino, dall’inizio della creazione e illumina ogni uomo con il suo sacrificio redentore.

v.17 Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta, ripeta: «Vieni!». Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda gratuitamente l'acqua della vita.
Lo Spirito è lo spirito profetico, la sposa è la Chiesa pronte per le nozze con Gesù. L’invitato a venire è Gesù, chiunque ha ricevuto la grazia di ascoltare dentro di sé questo grido dello Spirito Santo, chiunque “vibra” all’unisono con le parole di questo libro, dica egli pure a Gesù: vieni!. Chi vuole potrà sempre andare da Lui e attingere gratuitamente l’acqua della vita, la grazia di Dio che lava il peccato del mondo e lo fa entrare nella vita eterna.

v.18-19 A chiunque ascolta le parole della profezia di questo libro io dichiaro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro e se qualcuno toglierà qualcosa dalle parole di questo libro profetico, Dio lo priverà dell'albero della vita e della città santa, descritti in questo libro.
Nel leggere e ascoltare le parole profetiche di questo libro nelle adunanze cristiane, non va aggiunto e tolto niente al testo per non sviare dal vero insegnamento. Non è lecito adulterarla, manipolarla e adattarla per scopi diversi da quelli per cui è stata data.

v. 20 Colui che attesta queste cose dice: «Sì, vengo presto!». Amen. Vieni, Signore Gesù: colui che attesta queste cose è Gesù che annuncia che la sua volontà non tarderà a realizzarsi. Bisogna vivere sempre pronti all’incontro con Gesù. La sua venuta prossima che nell’Apocalisse si ripete sette volte indica la certezza della promessa. Maranathà, vieni Signore Gesù: è l’ultima preghiera della Bibbia, ma la prima preghiera del cristiano. Ogni pagina di questo libro annuncia venuta di Gesù. La parola marana-thà è un termine aramaico che significa “vieni dunque nostro Signore, o vieni o Signore!” la prima parte maran è nostro Signore, mentre la seconda tha è una forma del verbo venire.

v. 21 La grazia del Signore Gesù sia con tutti.
L’Apocalisse si conclude con una dossologia liturgica per confermare che il libro è destinato alla pubblica lettura nella liturgia della Chiesa. L’Apostolo invoca sui fedeli la grazia di Dio perché essa sia sempre con loro e così compiano sempre il bene ed evitino il male.